giovedì 15 marzo 2007
Voldemort è morto, viva Voldemort
In sordina, il primo Horcrux ha fatto la sua comparsa ed è sparito dalla circolazione. A voler scoprire per forza indizi che saranno poi importanti nel settimo libro, si può forse cominciare da qui: dalla fenice, che compare ad Harry quando questo dimostra a Dumbledore vera fedeltà, al diario di Riddle, che si scopre alla fine essere stato il catalizzatore, tramite Malfoy padre, di tutte le vicende. Snape si è eclissato dagli ultimi capitoli, come avevo detto infatti, il ruolo di cattivo (subito ridimensionato dai poteri di Dobby) è passato al padre di Draco, così come è stato ridimensionato Lockhart: gli ultimi quattro capitoli si possono leggere come un passaggio graduale verso una nuova impostazione riguardante l'importanza relativa dei personaggi. Ora che tutti gli attori sono sulla scacchiera, la Rowling sembra aver detto "basta Voldemort", e difatti nel terzo comincerà finalmente l'approfondimento della storia dei personaggi e delle loro psicologie. E' difficile non vedere il passaggio netto che la storia compie tra il secondo libro ed il terzo: i primi due sembrano essere molto lineari, con molte vicende d'azione e nei quali si delineano bene i principali attori, ma è solo dal terzo in poi che la storia comincia a farsi adulta e verranno introdotti in modo molto più seri i temi della morte, della paura, ma anche dell'amore. I primi due libri lasciano in bocca lo stesso sapore che probabilmente lasciano i primi due film: una trama ben costruita che ruota attorno ad un tema fantasy originale. Però solo ora si svela tutta la magia che la narratrice ha saputo intrecciare in questi racconti, andando a scavare in un passato che finora era stato compreso solo come un generico "Voldemort perde i suoi poteri", mentre in quegli undici anni sono successe cose importanti, riguardanti un certo Sirius Black...
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